All beauty must die

Ti ho uccisa.

Sarà un mese ormai. O forse meno?

E’ che il tempo ha connotazioni squisitamente umane nelle misurazioni umorali, emotive, inconsce. Connotazioni imprecise e fallaci.

Ti ho uccisa.

Lo so, non mi rende onore non riuscire a ricordare il giorno esatto. O forse non rende onore a te? Perché questa seconda ipotesi davvero mi arrecherebbe maggior duolo. Meriti tutti gli onori di una pira incandescente, di altari degni di torri babilonesi, di immensità oceaniche galleggianti di fiori.

Dovrei camminare al contrario e invertirmi i passi per risalire la corrente dei ricordi fino a quel giorno. O magari a qualche ora prima.

Quando i tuoi sorrisi morbidi, latenti tra le ciglia bionde, mi sorprendevano tra uno sguardo e una schiena.

Inconsapevole incanto, mia Regina di Saba.

Sì, lo faccio un passo all’indietro e ti accarezzo ancora le braccia e le spalle. Voglio ancora infilare le dita tra i tuoi capelli, intrecciarle dietro la nuca mentre ti avvicino a un bacio come un voto di scambio tra  purezza e  fame.

Voglio ancora i tuoi polpastrelli sfiorare quella piccola cicatrice sul mio petto e le tue labbra poggiarvisi deliziose.

Ma poi ricomincio a camminare in avanti, srotolando il nastro riavvolto.

E allora lo vedo che ti ho uccisa.

Dovevo.

Prima che lo facesse la vita.

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