Mese: agosto 2014

Ain’t No Sunshine

Filtra la luce dalle tapparelle bucate, scheggiate, impolverate.

Luce gialla di un pomeriggio seppiato d’afa e attesa pigra di un nulla che cancelli altro nulla nello scorrere di un tempo consapevolmente ipocrita.

And I know…

I know…

I know…

Una vecchia scatola di cartone a fiori verdi e rosa, enormi, giace sedimentata tra un libro e una memoria, appena sotto la lampada a fungo di plastica arancione.

Potrei aprirla per controllare un contenuto di cui non sono, o non voglio essere, certo. Oppure no. Oppure potrei più banalmente arrivare fino al frigorifero celeste e stapparmi una birra fresca. Oppure potrei alzare la cornetta del telefono rosso e chiamare un amico o un’amica. A scelta nell’elenco delle parole di cui sono creditore.

O ancora rimanere semplicemente dove sono, immobile a guardare il seppia attraverso le lenti degli occhi. Come un film muto dalle immagini posticce.

Giro di carte

– Dove pensi di andare? –

La luce della lampada di bambù disegna sulle pareti ombre nette di piccoli rombi che vanno progressivamente a ingrandirsi, sfumandosi, contemporaneamente, i contorni.

– Ancora non lo so. Forse da un’amica per qualche giorno –

Lei dice. Scuotendo appena la testa e lasciando che un ricciolo nero le cada sulla fronte.

– Se vuoi, lo sai, puoi restare qui quanto vuoi -. Dico io.

Sorrido piano e bevo un sorso dal collo della bottiglia, indicando con il medesimo l’area della stanza.

– Sì, lo so. Grazie stella -. Sorride anche lei.

Sabrina, che però da un paio d’anni circa si fa chiamare Chantal, mi appella spesso in questi modi. Stella, tesoro, amore…

Siamo amici da molto tempo. Ci siamo conosciuti in un locale che entrambi frequentavamo pressoché tutte le notti. La prima volta che la vidi stava performando. Con le mani intrugliate di colori pasticciava e strofinava il corpo nudo di una modella. O comunque una che in qualche modo doveva essere una sorta di modella. Insomma, una.

Eravamo io e Andrea soltanto quella sera. – Cazzo sta facendo quella? -, chiesi io. – Performa, ignorante -, rispose Andrea con il sorriso sghimbescio.

Dopo nemmeno un annetto, Sabrina capì che perfomare non era la sua strada nella vita. Cambiò diversi lavoretti, tutti apparentemente inconsistenti. Da due anni circa legge i tarocchi. E’ stato allora che ha deciso di cambiare nome.  – Non ti sembra poco appropriato “Chantal”? Sembri la classica imbrogliona da due lire -. Lei dice che non capisco niente, che non è il mio campo e che vecchie, signore perbene e persino l’apparato nobiliare dei quartieri alti apprezzano molto i suoi servizi professionali. E, soprattutto, pagano bene. E poi lei non imbroglia.

Ed è anche vero. Nel senso che lei ci crede davvero in quello che fa.

– E lui che dice? -. Domando io.

– Sono tre giorni che non risponde al telefono. Devo aspettare-. Risponde lei. Non sembra triste o preoccupata.

“Lui” sarebbe un uomo che ha 20 anni più di lei e del quale è innamorata da moltissimo tempo. Hanno una storia dinanzi alla quale tutti storcono il naso o quantomeno alzano un sopracciglio. In buona sostanza si vedono e si sentono solo quando lui è disponibile. Non è sposato. Ma tiene molto alla sua libertà e spesso è in viaggio, non ho mai capito per cosa. So solo che è ricco. So solo che a me lei non sembra propriamente felice. So solo che finché non sarà Sabrina ad accennare una sua insoddisfazione, non sarò certo io quello che tenterà di farle cambiare idea. Come, peraltro, già s’affanna a fare il mondo intero.

So però anche che, visto che lei ha da poco perso la casa in cui abitava (un monolocale pieno di incensi e cazzate), visto e considerato che lui ha tanti denari da uscirgli dal ben noto buco, magari una mano potrebbe dargliela, e non limitarsi solo a prendere i ben noti buchi di Sabrina.

– E poi, volendo, ci sono anche Cristiano e Andrea. Se riesci a sopportare le ansie romantiche di Cristiano e il sarcasmo di Andrea -. Le suggerisco io.

Scoppia a ridere e i riccioli si scompongono ancora di più. – Siete tutti tanto carini con me -.

Ecco. Questa è Sabrina. Lei pensa che tutti siano “tanto carini” con lei.

Lei, con quel faccino con il nasino all’insù, così perfettino con le labbrine perfettine. Sempre struccata e con i riccioli corti incasinati sulla testa. Sempre vestita con roba colorata da mercatino e pacchi di collane quanto più possibile strambe. Lei, sempre davvero carina con tutti. Con la pacata riservatezza di chi si svela con elegante lentezza.

Pur trovandola tremendamente carina, non mi è mai piaciuta sotto altri aspetti. Non saprei perché. Forse è troppo magra per i miei gusti. La considero quasi una sorella minore. Io, che di sorelle non ne ho.

– Lo vuoi un giro di carte, John? –

– No, tesoro, stanotte no -.